tradizione

Il decalogo Barilla per gli americani

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academia_barillaL’academia Barilla di Parma ha deciso che BASTA con le storpiature americane della cucina italiana: le fettuccine Alfredo non sono un piatto tipico italiano e sulla pasta non ci si mette il ketchup!
Ecco quindi il decalogo made in Parma con le regole della cucina italiana a cui perfino Gordon Ramsay dovrebbe dare una ripassata:

1 – In Italia il cappuccino si beve a colazione, il caffè a fine pasto. Non il contrario.

2- In Italia, a parte l’ossobuco alla milanese, le pennette e il risotto non sono un contorno, ma un primo piatto.

3 – In Italia i condimenti, come l’olio, vanno aggiunti alla pasta solo dopo averla scolata non durante la cottura.

4 – In Italia il ketchup si mette solo vicino ad hamburger e patatine. Condirci la pasta è sacrilegio, bestemmia, eresia.

5 – In Italia non esistono gli spaghetti alla bolognese, semmai esistono le tagliatelle con il ragù alla bolognese e non è proprio la stessa cosa.

6 – In Italia nessun ristorante serve la pasta con il pollo. Non esiste in nessun menù di ristorante italiano.

7 – La Cesar Salad, fino a poco tempo fa, era un piatto sconosciuto in Italia, nonostante chi lo abbia inventato, Cesare Cardini, fosse italiano.

8 – In Italia la tovaglia a scacchi rossi e bianchi non è obbligatoria. E’ un luogo comune perfino da noi.

9 – Le famigerate “Fettuccine Alfredo”: ovvero le fettuccine con burro e parmigiano, considerate negli Stati Uniti un piatto italiano caratteristico, sono completamente sconosciute in Italia.

10 – Il cibo italiano nasce per essere condiviso con chi si ama: rispetta questa tradizione!

(fonti: BonsaiTv , IlSole24ore)

 

 

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Elogio della bicicletta (e della Bassa)

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biciUna delle immagini più evocative che contraddistinguono la Bassa parmense, terra di storia e sapori, è innegabilmente la bicicletta. Vecchie grazielle un po’ sgangherate con cui tuttora è un piacere percorrere gli argini del Po, le strade bianche attraverso i campi e gli acciottolati dei centri storici, all’ombra di porticati che sembrano non finire mai.

Non è raro trovare foto d’archivio che documentino quanto questo mezzo di trasporto abbia contrassegnato generazioni e generazioni che, soprattutto a partire dall’inizio del ‘900, hanno viaggiato a cavallo di due ruote, due pedali e con il vento tra i capelli.
Nonni e bisnonni di tutte le famiglie parmensi hanno almeno un aneddoto di vita che racconta di biciclette: una scampagnata in due, con la fidanzata appesa alla canna o seduta sul portapacchi; le staffette antifasciste, le donne che caricavano la bicicletta di borse nei giorni di mercato. E, ancora, fughe d’amore o dalle piene del Po, traslochi, pendolari che della bicicletta hanno fatto necessità e virtù.

Sono molte le città dell’Emilia dove la bicicletta rimane il mezzo di trasporto più diffuso e usato, soprattutto per muoversi in città: Parma è tra queste.
I motivi sono tanti: comoda, pratica, facile da parcheggiare, zero spese, zero consumi e, aspetto non da sottovalutare, un aiuto all’attività fisica. Senza considerare il buon umore che sa scatenare una pedalata, indipendentemente dalle condizioni atmosferiche.

Anche il mondo del cinema ha saputo raccontare il fascino e la semplicità della vita a due ruote (senza motore) con alcune scene entrate a far parte nella storia della cinematografia: